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Perfectio Inhumana, NejiHina
view post Posted on 19/1/2009, 18:11P_QUOTE
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- Titolo: Perfectio Inhumana
- Autore: Kurenai88
- Genere: Introspettivo, Fantascientifico, romantico
- Rating: giallo
- Avvertimenti: Alternative Universe (AU)
- NdA: è una longfic formata da corti capitoli che non hanno più di 550 parole (Prologo ed Epilogo sulle 200) ù.ù
Non c’è molto da dire se non che mi piace *O* è la prima volta che porto una longfic ad un contest** una volta avevo portato una threeshot ma questa è più lunga e mi piace**
Il personaggio di Neji potrebbe sembrare OOC, ma ci tengo a precisare che se lo è l’ho ben giustificato ù.ù perché so che mi conosci e sai che non lascio mai niente al caso. Neji è così, non voglio fare spoiler, perché è nato così. Capirai leggendo e se non dovesse accadere, mi accontenterò del giudizio^^
Hinata invece è come io amo vederla. Sono stufa di vederla descritta come una ragazzina balbettante e inutile. Lei è forte e l’ha dimostrato più volte, poi: balbetta maggiormente con Naruto. Con i suoi compagni, ad esempio, è meno insicura e parla normalmente.
Quindi sono convinta che se Kishimoto la mostrasse di più si vedrebbe una ragazza più normale ed è quello che ho cercato di mostrare, infatti qui Naruto non viene neanche menzionato ù.ù qui c’è solo lei.
Quasi tutta la fic è narrata da un personaggio sconosciuto che sa tutto della vicenda - prologo ed epilogo sono in sua prima persona.
È ambientata nel futuro, non ho precisato quanto futuro, ma è abbastanza lontano dal nostro XD
Il titolo è latino e significa Inumana Perfezione, per la traduzione dall’italiano al latino ringrazio LadyOfEvilNanto XD
Quindi, non mi resta che augurarti una buona lettura sperando con tutto il cuore che la fic sia abbastanza interessante e originale XP


-Inhumana Perfectio-



- Prologo -

Questa storia non inizierà con un ‘C'era una volta’ né terminerà con ‘E vissero tutti felici e contenti’ e questo perché, quella che sto per narrare, non è una favola con Principi, Principesse, Orchi e Streghe, questa è una storia che parla della solitudine di una donna che ricercava solo la felicità.
Una donna che, a causa della sua intelligenza, era rimasta sola.
Incompresa e forse troppo riservata per un mondo nel quale senza cattiveria e malizia era impossibile emergere.
Questa, è la storia di Hinata Hyuuga.
Una donna e un genio.
Una persona sola.
Abbandonata da tutti e incapace di stringere amicizie.
Ovviamente non era colpa sua, ma del suo carattere troppo buono e della sua intelligenza per la quale era stata sfruttata e poi scartata.
Per questo aveva cercato una soluzione.
Perché voleva fedeltà.
Perché voleva felicità.
Hinata Hyuuga voleva solo essere amata e non restare più sola.
Forse, ci è riuscita ottenendo il suo lieto fine o forse ha fallito, cadendo in un oscuro baratro di solitudine dal quale cercava di fuggire.
O forse ancora quella che sto per narrare è una storia le cui trame si stanno tessendo proprio in questo istante...
Chi sono io e come faccio a sapere queste cose?
Beh, non dirò ‘questa è un’altra storia’ perché forse sarebbe una menzogna, ma non vi darò neanche il mio nome in quanto il mio unico compito, per voi, è parlarvi di Hinata Hyuuga.


- 1. “ Sono qui per lei, Hinatasama...” -

Allungò tentennante la mano sul suo viso, sfiorandolo delicatamente come per paura di ferirlo.
Era freddo.
Gelido come la morte.
Ma nonostante questo la sua pelle era liscia e morbida.
Priva di errori.
Gli scostò appena i morbidi capelli scuri dal volto, osservando ammirata come le lunghe ciglia si posavano sulle pallide gote che formavano dei tratti delicati ma ugualmente maschili.
Era stupendo.
Era... di una inumana perfezione.
Allontanò senza fretta la mano e si spostò verso un computer sulla quale veniva visualizzata l'anatomia di quell’uomo.
I suoi chiari occhi lessero velocemente i dati che scorrevano nello schermo, imprimendoli nella sua mente senza alcuno sforzo.
Tutto stava procedendo per il meglio e i dati lo confermavano.
Volse di nuovo lo sguardo su di lui, ammirandolo nella sua bellezza.
Sì, era bello ed era... suo.
Un sorriso, leggero e timido, le increspò le labbra rosee e poco dopo avviò la procedura.
Per la prima volta era sicura di sé.
Sicura delle sue ricerche.
Sicura delle sue scelte.
Dentro di sé sapeva che tutto sarebbe stato perfetto e non avrebbe balbettato un insicuro: “ N-non... sono si-sicura di f-farcela...”
No. Non l’avrebbe fatto.
A tutto c’era un limite e Hinata, questo era il nome della donna, nonostante tutta la pazienza che per oltre vent’anni aveva mostrato, era stanca.
Viveva sola in quell’immensa villa, che le faceva anche da laboratorio, e ogni volta che aveva cercato di creare un qualche legame si era ritrovata ingannata.
Chi per soldi e chi per sfruttare la sua intelligenza, ed in entrambi i casi era rimasta sola.
Sempre.
E goccia dopo goccia, il vaso nel quale fluiva tutto il sangue delle sue ferite si era riempito, portandola ad un punto di non ritorno.
Non voleva più essere ferita.
Voleva solo essere protetta e amata.
Per questo aveva creato lui.
Un essere perfetto che avrebbe speso tutta la sua vita per lei.
L’avrebbe protetta.
L’avrebbe ascoltata e capita.
In questo modo, per una volta, Hinata sarebbe stata al centro dell’universo di qualcuno.
Certo, era un pensiero egoistico.
Certo, lui non era un essere umano, ma una sua creazione.
Però... dopo una vita spesa a sputare sangue e a sopportare delle ingiustizie, pensava di meritarsi un angolino di pace e felicità.
Ansiosa, tornò al capezzale della sua creazione, mentre l’energia prodotta dal complicato apparecchio di sua invenzione fluiva in lui facendolo tremare.
In un moto d’apprensione gli prese la fredda mano, stringendola come mai nessuno aveva fatto con lei, e attese.
Minuto dopo minuto.
Forse anche ore, ma era un’attesa ben accettata dalla donna.
Dopo ventisette anni di dolore, aspettare qualche ora per la felicità era un prezzo accettabile.
Poi, lo sentì.
Sentì i suoi muscoli, intricati apparati elettronervosi da lei creati per rendere ogni suo gesto il più umano possibile, muoversi.
Impulso dopo impulso, osservò la sua nascita.
La contrazione della mano.
Lo vide aggrottare le sopracciglia.
Quando socchiuse le labbra e quando mosse appena le gambe.
Era vivo.
Infine... i suoi occhi.
Li aveva aperti ed erano cristallini.
Di un grigio quasi bianco.
Esattamente come i suoi, li aveva creati proprio con quell’intento.
“ Neji...”, lo chiamò trattenendo poi il fiato quando quelle iridi si posarono su di lei.
“ Hinatasama...”
Rabbrividì alla sua voce profonda ed un poco roca e, senza riuscire più a trattenersi, lo abbracciò desiderosa di essere a sua volta stretta.
Voleva essere cullata da quelle braccia perfette.
Voleva sentirsi rassicurata.
Voleva sentire che tutto, tutto!, sarebbe cambiato in meglio.
“ Non faccia così...”, sussurrò Neji, ricambiando la stretta. “ Sono qui per lei, Hinatasama...”


- 2. Perfection -

Perfetto.
Non c’erano altre parole per descrivere Neji.
Era bello, aveva visto tanti uomini e mai i suoi occhi avevano visto cotanta bellezza.
Era premuroso, come lei era riservato e non parlava tanto ma non le faceva mai mancare quelle piccole attenzioni che ogni donna desiderava ricevere come, ad esempio, la colazione la mattina al letto.
Era un ottimo ascoltatore, da quando era stato creato era lui ad ascoltare le tesi di Hinata sui vari esperimenti, aiutandola ad esprimersi meglio durante i congressi dove gli scienziati mostravano i risultati dei loro studi.
Era anche un buon aiutante, sapeva sempre dove mettere le mani in laboratorio affinché tutti gli esperimenti della donna andassero per il meglio senza ritardi.
Sì, Neji era perfetto sotto ogni punto di vista e se Hinata fosse stata un tantino più maliziosa e orgogliosa, avrebbe sicuramente potuto dire: “ Ovvio che è perfetto! Neji è una mia creazione.”
Ma lei non era così e mai sarebbe riuscita anche solo a pensarlo.
Era una donna semplice e dal cuore buono, sebbene ferito e bistrattato più e più volte dalla crudeltà di quel mondo, e nonostante sapesse che il suo Neji non era altro che una macchina, non riusciva a non trattarlo come un umano.
Era più forte di lei.
Hinata in quell’uomo aveva trovato tutto ciò che le mancava.
Dentro di sé sapeva che era solo un essere artificiale da lei creato, ma come una bambina sognava che quello fosse il suo Principe Azzurro.
Stupida?
No. Solo così felice da non vedere la realtà.
E perché poi volerla vedere?
La vita l’aveva ferita e se l’illusione era in grado di farla sorridere, perché togliergliela?
A Hinata la sua esistenza, per la prima volta, le piaceva e non avrebbe fatto a cambio con niente al mondo.
E se Neji era così perfetto da sembrare inumano, a lei che importava?
Niente.
Assolutamente niente.
La perfezione era quello per lei: ignorare tutto il resto.


- 3. Protection -

Anche quell’anno, come i precedenti, puntuale era giunta la lettera di invito all’annuale Congresso degli Scienziati al quale Hinata era doveva partecipare.
Con il tempo quel congresso, necessario per ricevere i sostentamenti dell’Unione Mondiale delle Nazioni, erano diventati per lei luogo di vergogna e di dolore.
Hinata odiava ben poche cose, anzi era solita catalogare ogni cosa che non le andava a genio sotto le parole ‘non apprezzo’ anziché sotto ‘odio’.
Nonostante questo, quel Congresso era riuscito a battere ogni cosa.
Si era ritagliato un posto speciale tra le cose che Hinata odiava.
Ovviamente la donna era costretta ad andarci.
La quota di denaro annuale era per lei necessaria, se non fosse stato per quei soldi non vi sarebbe mai andata.
Mai e poi mai.
Perché non le piaceva presentasi da sola, come sempre era accaduto, né tantomeno trovava piacevole sentire su di lei gli sguardi di scherno e le risatine.
Facevano male.
Molto male.
Ma quella volta, quella volta!, ci sarebbe andata a testa alta.
Perché non era sola.
Hinata aveva Neji e tutto sarebbe stato perfetto.
Avrebbe stretto il suo forte braccio e avrebbe ignorato ogni sguardo ed ogni parola.
Neji l’avrebbe protetta da tutto.
Lui avrebbe sentito e visto ogni cosa e con delle fiere occhiatacce, date dalle sue glaciali iridi, avrebbe fatto tacere tutti.
Nessuno avrebbe osato farle del male.
Nessuno.
Quindi, avvolta nel suo miglior abito dai colori pastello, era entrata nella sala delle conferenze dove si sarebbe tenuta la riunione e il rinfresco.


- 4. Gelosia -

La sua mano stringeva il cristallino calice pieno di liquido ambrato.
Incantata, lo osservava oscillare e brillare.
Non aveva mai retto l’alcool ma per una volta sapeva di potersi permettere almeno un bicchiere.
Perché era stato tutto perfetto.
Aveva sentito solo parole ammirate in sua direzione e solo occhiate gelose.
E tutto questo grazie a Neji.
Rialzò il viso osservando l’uomo che, vestito di tutto punto con un elegante abito blu scuro, si scrutava attorno attento ad ogni minimo segno di pericolo.
Era stato il suo angelo custode.
Gli sorrise dolcemente e proprio mentre stava per aprir bocca, una voce a lei conosciuta la bloccò.
“ Hinata! Ma che piacere rivederti. Non mi aspettavo che quest’anno venissi...”, una giovane donna cinese, vestita con un abito rosso, le si avvicinò scoccandole due baci per guancia.
Espansiva e decisa.
Così diversa dai suoi connazionali cinesi, notoriamente freddi e poco inclini a contatti fisici.
Tenten, una giovane scienziata specializzata nella creazione di armi belliche, era cresciuta in Italia e da loro aveva preso la confidenza, senza mai rinnegare le sue origini.
Non erano propriamente amiche, ma si sopportavano a vicenda.
Hinata non apprezzava i suoi studi guerrafondai mentre la cinese non sopportava quel suo essere etereo e spesso troppo remissivo.
“... e in così gradevole compagnia.”, concluse la donna lasciando scorrere interessata lo sguardo su Neji, che ricambiò indifferente.
“ I sostentamenti mi servono...”, rispose piano Hinata.
“ A chi non servono?! Beh, forse a Orochimaru. Ha fatto tanti di quei soldi con la sua ‘droga’ che neanche dovrebbe essere qui.”, ribatté sprezzante per poi proseguire. “ In ogni caso, come vanno i tuoi studi? Di cosa ti stavi occupando ultimamente?”
Hinata lanciò un’occhiata a Neji, che la guardò con un piccolo sorriso come per incoraggiarla.
“ Della tutela dell’ambiente...”, pigolò. “ La protezione delle foreste è ciò che più mi interessa... senza di esse la nostra vita potrebbe terminare.”
“ Vero.”, annuì Tenten. “ E tu invece?”, guardò Neji interessata.
“ Sono l’assistente di Hinatasama.”, rispose prontamente.
Al contrario della donna lui non mostrò particolarmente interesse.
“ Uhh...”, ridacchiò la cinese. “ E c’è l’hai un nome, ‘assistente di Hinatasama’?”
“ Neji. Si chiama Neji.”, rispose subito la giovane scienziata, facendosi stranamente avanti.
Mai prima d’ora aveva fatto un simile gesto.
Mai.
Era sempre rimasta dietro a tutti ma... di fronte all’interesse di Tenten verso il suo Neji, si era sentita minacciata.
Come se la donna volesse portarglielo via.
Sapeva che Neji non se ne sarebbe mai andato ma... aveva paura.
“ Ehi.”, rise Tenten. “ Nessuno te lo porta via, mi sa tanto che è molto di più di un Assistente, per riuscire a renderti così gelosa...”
Gelosa.
Quella parola risuonò nella sua testa.
Lei era gelosa di Neji?
Sì, e non aveva problemi ad ammetterlo.
Era gelosa.
Neji era suo.

E, persa nei propri pensieri, ignorò il saluto della cinese che andava ad importunare il suo mito: Tsunade.
“ Tutto apposto, Hinatasama?”, domandò l’uomo.
La donna lo guardò, specchiandosi in quelle iridi bianche.
“ Sì, Neji.”, accennò un leggero e timido sorriso. “ Ora va tutto bene.”


- 5. Amami -

Una vita senza amore non era degna di essere vissuta.
Quante volte nei film e nei libri aveva avuto modo di scontrarsi con quella frase?
Innumerevoli.
E quante volte Hinata aveva sospirato, aggrappandosi alla scusa del ‘gli scienziati non amano perché l’amore non è spiegato dalla scienza’?
Altrettante volte.
Questo perché non aveva nessuno da amare.
Aveva amato suo padre, ma l’aveva abbandonata.
Aveva amato sua sorella, ma era stata abbandonata anche da lei.
Amare aveva sempre significato soffrire e quella scusa l’aveva fatta star male ma l’aveva anche protetta.
Ma... a che serviva aggrapparsi a quella scusa quando c’era già qualcuno che la proteggeva?
A niente.
Non serviva.
E finalmente libera da quel peso, aveva subito affidato il suo cuore a chi non l’avrebbe mai tradita.
Neji.
Sempre Neji.
Nella sua perfezione, così al di là degli errori umani, sarebbe sempre rimasto con lei e l’avrebbe amata.
Era un suo desiderio e Neji l’avrebbe esaudito.
Perché sentiva che anche lui le voleva bene.
Doveva volerle bene.
Hinata era così immersa nella sua perfetta illusione che non accettava neanche lontanamente l’idea che Neji non potesse provare sentimenti.
L’uomo che sentiva di amare era semplicemente programmato per dimostrare quei gesti d’affetto.
Era un suo dovere.
Quindi, forse, Hinata non aveva tutti i torti: Neji doveva volerle bene.

“ Neji...”
“ Mi dica Hinatasama...”
“ Tu mi ami?”, pigolò, arrossendo ed abbassando il capo, sopraffatta dall’imbarazzo per quella domanda.
“ Sì, Hinatasama. Per renderla felice, io la amo.”

E Hinata era felice.


- Epilogo -

Questa è la storia di come Hinata Hyuuga trovò la felicità fuggendo dalla solitudine.
Una felicità che la faceva stare bene, che la faceva sorridere e vivere la vita come una normale donna.
Una felicità però illusoria.
Perché Neji era solo un essere artificiale.
Programmato per essere così perfetto da essere diverso da tutti gli altri uomini pieni di difetti.
E Hinata era felice di quella inumana presenza.
Perché era grazie ad essa che si sentiva protetta e che finalmente poteva essere cieca e insensibile a tutto.
A tutto il dolore che l’aveva attanagliata in quegli anni e che era scomparso, lasciandole come ricompensa solo gioia e sorrisi.
Lei era una scienziata e non un’alchimista ma per una volta credeva nel loro principio dello scambio equivalente.
Ed io, come promesso, non concluderò questa storia con un ‘e vissero tutti felici e contenti’, perché questo non è un lieto fine.
Un lieto fine si dà alle favole e questa è la realtà.
Forse nella mente di Hinata quelle misere sei parole sono state scritte ma... vivere nella finzione non è un finale felice.
È solo una storia lasciata a metà, che attenderà di scrivere la sua parola fine quando il sogno di Hinata Hyuuga sarà terminato.
Quando terminerà?
Mai.
Perché?
Perché il suo ultimo desiderio è chiudere per sempre gli occhi credendo in quel sogno che l’ha resa felice e farò in modo che ciò accada.


Edited by » Xion • - 19/1/2009, 23:41

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